Il bell'Antonio

Post da Gennaio 2009

Stretto e correnti

Gennaio 26, 2009 · 1 Commento

Pietro Bellantoni

Categorie: Speciali
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Welcome to Sideral City

Gennaio 22, 2009 · 2 Commenti

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Cos’è ciò che state guardando? E’ la città di ghiaccio e neve, dai colori biancastri e puri dell’acqua, sospesa fra realtà e fantascienza. Un punto della cartina piuttosto alieno, quasi l’ultimo avamposto umano prima di un altro pianeta. Siderale. Eppure immerso in una natura molto terrestre, la cui forma espressiva è neve costante e temperature da 20 gradi sottozero per otto mesi l’anno. 

C’è un fiume che costeggia questa città, il più grande d’Europa, il Volga. E nella sponda opposta la terza metropoli della Federazione russa. Ciò che avete davanti agli occhi è l’idea che ha entusiasmato l’ultimo Mipim (salone internazionale dell’immobiliare)  e soprattutto che ha vinto il concorso bandito dalla regione di Nizhniy Novgorod per la costruzione di un nuovo complesso urbano.  Le autorità russe, fra i tanti progetti presentati da architetti di fama mondiale, hanno scelto l’avveniristica Globe Town, del milanese Dante O. Benini e del suo gruppo di partner. 
Una città sostenibile che ricorrerà quasi esclusivamente ad energie rinnovabili. Da molti già etichettata come la più grande e ambiziosa opera urbanistica dell’epoca moderna. I lavori inizieranno nel 2010 e dovrebbero terminare nel 2020.  La regione, la città e il governo federale di Mosca inizialmente investiranno 30 miliardi di euro per la realizzazione delle infrastrutture, il resto delle spese (circa 80 miliardi) verrà sostenuto da privati. Sforzi necessari per un progetto che, secondo il Capo del Governo della Regione, Valery Shantsev, «cambierà definitivamente l’immagine della città».  

Dante O. Benini

Dante O. Benini

Dopo San Pietroburgo, tocca ancora una volta ad un architetto italiano la progettazione di una città in Russia. E Benini ha pensato a Globe Town adattandola perfettamente alle caratteristiche fisiche e morfologiche del territorio.  Ad essere ospitate saranno 500.000 persone, provenienti da una Nizhniy Novgorod ormai congestionata e dalle altre parti depresse della zona. Ciò che ne verrà fuori, alla fine, si stenderà su una distesa vergine grande più o meno come Manhattan, 30 milioni di metri quadrati a disposizione della creatività italica. Le zone verdi occuperanno 15 milioni di metri quadrati, al fine di mantenere le riserve d’ossigeno, e in tutto il territorio si opererà una razionalizzazione dei vari corsi d’acqua. 

Il resto dell’area ospiterà centri residenziali, uffici, hotel, uno stadio, un porto fluviale. Le costruzioni sono pensate per rispettare un programma di smart position grazie al quale da qualsiasi punto si potrà godere di una visuale perfetta sul centro, sul verde, sull’acqua.  In più, i materiali usati saranno fra i meno inquinanti, soprattutto vetro, acciaio e alluminio, inclusi i cosiddetti “mangiasmog”, speciali intonaci capaci di trattenere le molecole dannose.

Globe Town sarà collegata a Nizhniy Novgorod da quattro ponti e un tunnel (che passerà sotto l’alveo del Volga) e punterà sulla sostenibilità dei trasporti: metropolitane, monorail sospesi tra gli edifici, autobus elettrici, in un chiaro spirito da città del futuro.  I progettisti garantiscono che la città potrà essere attraversata a qualsiasi ora in non più di 15 minuti, grazie ad un sistema di mobilità intelligente già testato. Per cui a Globe Town, assicura Benini, non esisterà il traffico. Mentre le prepotenti esondazioni del Volga saranno neutralizzate mediante un rialzamento di otto metri del terreno edificabile.

L’energia necessaria per far vivere la nuova città verrà dallo sfruttamento delle risorse naturali, come l’acqua, il vento e i gas, di cui la terra è ricca. Per la climatizzazione delle abitazioni si utilizzerà invece il sistema geotermico. Sotto il terreno sopraelevato, attraverso delle speciali pompe, delle masse di ghiaccio garantiranno il fresco per l’estate.  Per l’inverno altri sondini più profondi attireranno il calore dal sottosuolo. 

Il centro simbolico di Sideral city (è così che l’ha soprannominata Benini) sarà il globo terrestre collocato al centro dell’area metropolitana. Una sfera di 120 metri di diametro completamente trasparente che conterrà al suo interno centri commerciali, cinema, teatri, ristoranti. Una icona da souvenir: la neve bianca cadente e il suo spettacolo vissuti al caldo, dentro l’accogliente globo, magari sgranocchiando pop corn.  Il cuore civile, insomma, per una popolazione che a causa del clima rigido è impossibilitata ad intrattenere rapporti sociali all’esterno. Dietro, sorgeranno tre grattacieli di 600 metri ciascuno, collegati al Globe attraverso una serie di “lingue” ondulate.  

Il modellino c’è già e i finanziamenti pure. Ora l’attesa vibrante è tutta per la prima città del futuro.

Pietro Bellantoni

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“Punteremo tutto sulle rinnovabili”

Gennaio 22, 2009 · Lascia un Commento

Luca Gonzo

Luca Gonzo

Globe Town non ha un solo padre. Il masterplan del nuovo insediamento urbano russo è anche espressione della capacità di innovazione e della creatività di Luca Gonzo, architetto 49enne da poco diventato socio dello studio di Dante Benini dopo dieci anni di lavoro al suo fianco. Con il suo maestro, oggi Gonzo condivide il merito di aver progettato una città all’avanguardia, perfettamente ecocompatibile grazie allo sfruttamento delle energie naturali presenti nel territorio. Destinata a rappresentare un modello da imitare nel futuro, visti gli impegni a cui chiama ormai il pianeta.

Nello studio milanese di via Fioravanti, Gonzo accetta di incontrarci per raccontare Globe Town, le idee che la ispirano, il modo in cui vivranno gli abitanti, il rapporto con le autorità russe. Senza mancare di lasciar trasparire una certa soddisfazione per aver vinto il concorso bandito dalla regione di Nizhniy Novgorod a cui partecipavano i più importanti architetti del mondo.      

Gonzo, Globe Town ha trionfato rispetto a tutte le altre proposte.
La nostra idea si è basata sulle caratteristiche del territorio, adattandosi alle sue specificità. Invece di imporre disegni compositivi geometrici, come il cerchio o il quadrato, abbiamo seguito il disegno naturale dei corsi d’acqua presenti. E’ un progetto calzato sul territorio e sulle sue risorse. Il masterplan che abbiamo ideato prevede la canalizzazione e razionalizzazione dei vari corsi d’acqua. In più, creeremo dei sistemi di navigazione interna e un lago centrale.

Sarà una città che darà l’esempio in fatto di sostenibilità?
Certamente si. Un principio che spesso si trascura è di non fare danni sul territorio su cui si agisce. Quindi cercare di salvaguardarne l’equilibrio ambientale. Sui 30 milioni di metri quadrati, la presenza di edifici e infrastrutture sarà relativamente bassa, occupando pochissimo il suolo. Useremo materiali rigorosamente riciclabili. 15 milioni di metri quadrati poi saranno destinati a zone verdi e d’acqua. In questi sorgerà il Globe Park, grande due volte e mezzo il Central Park di New York, un giardino botanico, un acquario e anche una collinetta per lo sci alpino. 

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Addomesticare le acque del Volga non sarà facile.
Dovremo gestire soprattutto gli overflow, le piene del fiume. Per questo il terreno edificabile sarà sopraelevato di otto metri, creando dei vasi di espansione per le esondazioni. Ciò, fra le altre cose, ci consentirà di sfruttare gli scambi geotermici, qui favorevoli perchè le condizioni climatiche sono soggette a grandi sbalzi di temperatura. Quindi potremo conservare il ghiaccio per i sistemi climatizzati d’estate, mentre d’inverno useremo il calore del sottosuolo. Con grandi risparmi energetici.

Che tipo di energie si useranno oltre al geotermico?
Il sistema idroelettrico e l’eolico. Usare il fotovoltaico è invece difficile visto che qui il sole scarseggia. Stiamo lavorando per avere il minimo inquinamento possibile. Anche se contro quello automobilistico possiamo far poco: la Russia è in crescita e le macchine sono considerate fondamentali per la affermazione personale di ognuno.

La sostenibilità è ormai un must per i progettisti?
Le condizioni del pianeta la rendono un obbligo. Lo studio Benini ragiona così da sempre. Quando noi ne parlavamo era ancora una parola sconosciuta. 

Dopo Pietro il Grande i nuovi “zar” hanno scelto voi. 
E’ una grande soddisfazione essere stati scelti fra i vari gruppi internazionali. E penso che questo sia dovuto soprattutto alla nostra componente umanistica. Cioè un’attenzione rivolta principalmente all’uomo. Quella italiana non è un’architettura esasperata, hi tech: è centrata sulle esigenze delle persone. The Globe, la grande sfera, rientra in questa concezione. Il centro di tutti, visibile da ogni punto della città. E’ tutto studiato in modo che ognuno possa godere allo stesso modo della città. Prima di progettarla abbiamo parlato a lungo con chi dovrà venire a viverci.

L’effetto neve sulla sfera sarà suggestivo..
Abbiamo l’ambizione che The Globe diventi l’icona della città. Con un clima del genere è necessario avere degli spazi coperti, riparati. Lì dentro si potranno passare giornate intere.

Avete inaugurato un modo diverso di pensare la città?
Di sicuro abbiamo trovato le condizioni per creare un punto di riferimento. Questo anche grazie alle autorità russe, su tutte il Governatore Valery Shantsev: è il braccio destro di Putin e gode di un potere forte. Siamo rimasti profondamente colpiti dall’organizzazione tecnica e politica che abbiamo trovato.

Pietro Bellantoni

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Anima mundi

Gennaio 22, 2009 · Lascia un Commento

Non è un grilletto premuto o l’esplosione di un razzo a dare avvio a una guerra. Non è solo nella armonia dei popoli che si manifesta la pace.

Guerra e pace sono anzitutto entità che appartengono all’invisibile. Due categorie invincibili e primigenie del dinamismo storico e degli eventi umani.  Esse rappresentano, dal principio di ciò che è, la struttura dialettica attraverso cui il reale si fa e si decostruisce, avanza e si arresta, agisce e poi attende.

E’ la grammatica cui è costretta l’umanità dall’inizio del suo cammino. Guerra è un ostacolo che si pone, che sfida minacciando distruzione; pace è l’oltrepassamento della sfida, la sua vittoria. Un benessere per il risultato raggiunto che, soggetto di nuovo al divenire, ricomincerà inesorabilmente a sgretolarsi creando le condizioni per nuova guerra.

Crisi e conciliazione, solidarietà e scontro: attraverso le varie forme di questa dicotomia avanza la storia dei popoli. Ma ciò concerne anche l’anima individuale. Nelle sue recondite profondità, sono sempre lo stesso moto e la stessa armonia a pulsare. In un’alternanza determinata dall’incontro con gli eventi della vita e dalla saggezza raggiunta dall’io particolare.

Non è forse in guerra anche chi scrive, chi cerca le parole per dar forma ad un suo concetto di realtà, come me in questo momento?

Alle 10 di sera, questo giorno mi ha già fatto affrontare 1856 guerre. Il destino del mio sonno ora dipende dalla risoluzione di quest’ultima. Sempre, la mia soddisfazione per la vittoria è stata proporzionata all’entità della battaglia appena conclusa. E molte volte la pace si è consumata nella speranza di non dover più impugnare le armi. Di non dover affrontare gli stessi nemici, i vecchi demoni.

Inevitabilmente, percorriamo la nostra unicità su questo binario alternato. 

Della nostra morte, infine, deciderà il caso: se accarezzarci mentre siamo guerrieri e sofferenti o raggiungerci mentre attendiamo accucciati in trincea. In una tregua, a quel punto, definitiva. 

Pietro Bellantoni

Categorie: Boh
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La Darsena della discordia

Gennaio 21, 2009 · 4 Commenti

Categorie: Speciali
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