Archivi del mese: ottobre 2008

“Carlito’s way”, il destino appartiene al passato

I panni del gangster Al Pacino li ha tatuati addosso, tanti sono i film sul genere che ha interpretato. Indimenticabili i suoi personaggi nella trilogia de “Il Padrino” di Francis Ford Coppola e Scarface, di Brian de Palma. “Carlito’s way” nasce proprio da quest’ultimo sodalizio, con una variante sul tema: il criminale cercherà di redimersi, fallendo l’obiettivo.

Carlito Brigante (Pacino), dopo un passato dedicato a diventare leader nel narcotraffico di New York, è condannato a 30 anni di reclusione, poi commutati in 5 grazie all’abilità del suo avvocato, David Kleinfeld (Sean Penn). Il film inizia proprio dal rilascio di Carlito, determinato infine a cambiar vita e deciso a lasciare al più presto New York, dopo aver raccolto i soldi necessari. Ma il mondo là fuori è sempre lo stesso; gli amici di un tempo e i vecchi quartieri non sono cambiati.

Pian piano e contro la sua volontà, il protagonista si troverà invischiato nelle solite storie di malavita, trascinato anche dai suoi antichi istinti da criminale. Ad aggravare la situazione sarà l’amico/salvatore Kleinfeld, l’avvocato cocainomane verso il quale l’ex trafficante si sente in debito, che lo coinvolgerà nell’omicidio di un boss siciliano. Il tutto mentre sullo sfondo Carlito rivive la storia con il suo grande amore ritrovato, Gail (Penelope Ann Miller), abbandonata prima della prigione, con cui sogna di fuggire e rifarsi una vita. Fino all’ultimo il sogno sarà sul punto di realizzarsi: ma il destino, anche se in ritardo, dimostrerà sempre l’implacabilità della sua natura.

Pietro Bellantoni

Pensieri: La speranza ingenua 

“Il cacciatore”, la vita è un gioco alla morte

Ancora Vietnam in questo film di Michael Cimino, dove la guerra è il grande scenario in cui si consumano i destini individuali dei protagonisti, per i quali essa continua ad esplodere implacabile anche quando è finita. 

Alla durezza e insensatezza della guerra (e della vita) qui si affianca il cammino successivo di quelli che l’hanno fatta, dei reduci. Alcuni, i più forti, capaci di andare comunque avanti, altri ingabbiati in una quotidianità dalle spesse cicatrici sanguinanti, alla ricerca di un ultimo, definitivo, dolore.

Pietro Bellantoni

Pensieri: Vita roulette

“Apocalypse now” e l’orrore di vivere

Imprescindibile come può essere solo un film espressione fedele e potente di tutta un’epoca, in questo caso quella degli anni ’60, Apocalypse now è un capolavoro cinematografico. Giustamente considerato la miglior pellicola sul Vietnam e annoverato fra i più riusciti film di guerra.

La scena madre dell’opera, simbolica e crudele, è certamente quella in cui il colonnello Kurtz (Marlon Brando) spiega la vera natura del reale, il motore atavico che da sempre lo muove e lo governa: l’orrore. 

L’uomo è incapace di ribellarsi a questa verità, ciò che può fare è scegliere se esserne schiavo e carne da macello oppure semplicemente servo, dedìto a perpetuarlo, alimentandolo. Ciò è ancor più necessario per un soldato.  

 Pietro Bellantoni

Pensieri: Paradiso di guerra