“Non è un paese per vecchi”. E neanche per i loro valori

Sconvolgente e dissacrante come al solito questo film dei fratelli Ethan e Joel Coen, pluripremiato agli oscar e ben accolto dalla critica. Non è l’originalità della trama, classica per un action thriller, a rendere imperdibile questo film, ma la rappresentazione di un tema caro ai due registi: quello del nichilismo. Un uomo a caccia nel deserto, Llewelyn Moss, trova due milioni di dollari in un furgoncino carico di eroina e circondato da cadaveri. Decide di prendere i soldi, condannando se stesso a fuggire da un assassino spietato e infallibile, nonostante per uccidere usi una semplicissima sparachiodi ad aria compressa. Una fuga quella di Lleewelyn avventurosa e simbolica. 

L’inseguitore misterioso dall’acconciatura improbabile e dal volto inespressivo è il premio oscar Javier Bardem, l’antieroe del film che fa da contraltare al coprotagonista, il vecchio sceriffo della contea Bell, un Tommy Lee Jones a un passo dalla pensione che si ritrova ad inseguire vittima e carnefice nel tentativo di salvare l’uno e arrestare l’altro. Bell segue il sangue dei morti che il killer cacciatore si lascia dietro, turbato dalla gratuità e semplicità di quelle efferatezze. I suoi pensieri narranti, paralleli alla trama visiva del film, comparano continuamente l’universo di valori nei quali il vecchio sceriffo si è formato a quelli nuovi, ormai simulacri del passato. 

Una constatazione amara, in cui appare chiaro che la sacralità della vita e i suoi valori sono definitivamente persi nel vuoto di senso che la modernità porta con sè. Un uomo vale ormai un semplice lancio di moneta (guarda il video qui sotto). L’assassino è il nuovo che avanza inesorabile con il suo carico di insensatezza, il deserto è lo scenario in cui la contemporaneità si muove. Mentre lo sceriffo rappresenta l’ultimo baluardo, ormai pronto al pensionamento, di una civiltà che aveva un’idea di dover andare e come arrivarci.

Alla fine Llewelyn non si salverà, ucciso dagli altri suoi inseguitori, i narcotrafficanti messicani. La sua morte, però, non è filmata. Lo spettatore si trova il corpo del protagonista riverso al suolo così, all’improvviso, inaspettatamente. Il film continua senza il suo eroe, producendo lo spaesamento tipico del nichilismo. Nelle scene finali il killer rimane coinvolto in un violentissimo incidente stradale, la polizia accorre. E proprio quando si pensa che la sua morte o il suo arresto possano decretare una speranza ancora possibile per la sensatezza, ecco che, malconcio, Bardem si rialza e continua per la sua strada. Protetto nella sua fuga da due ragazzini affascinati cui ha offerto dei soldi.

Pietro Bellantoni

Pensieri: Il deserto del tempo

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