Shevchenko, la luce è andata via

Avvolto nella nebbia

Avvolto nella nebbia

E’ una dolce nostalgia quella che provano tutti i milanisti che hanno amato, e forse amano ancora, Andriy Shevchenko.  Vederlo in campo con quella maglia, in quello stadio e con quel numero (il 76!) non dà più le emozioni di solo tre anni fa. La colpa non è negli occhi di chi guarda. E’ in lui che qualcosa è cambiato.

Corre, per carità. Sembra in ottima forma. Ma quell’aura magica è sparita. Quella luce che ha accompagnato ognuno dei suoi 176 gol con i rossoneri, non c’è più. Inutile sperarci, forse il pallone d’oro che ha emozionato tutto un continente calcistico col rigore di Manchester, è stato e non potrà più essere. E non si tratta dell’età ( ha solo 32 anni) come da molte parti si sente. La causa è forse da ricercarsi in un suo stato dell’anima. Corre e sembra rancoroso; la Ferrari che superava le Ritmo furiose adesso si incarta in dribbling testardi; guarda il suo numero, il 7 (che se fosse rimasto sarebbe forse stato ritirato come quello di Baresi), sulla schiena di uno sbarbatello di talento e si concentra sul rimpianto più che sui gol. 

A determinare una metamorfosi del genere concorrono tanti fattori, ma il dubbio che la causa principale sia da ricercarsi nella sua esperienza al Chelsea è forte. E’ partito da Milano come uno dei più forti attaccanti dell’ultimo decennio, e appena sbarcato a Heathrow è diventato un brocco. Panchine su panchine ne hanno offuscato il mito e l’autostima, accrescendo la nostalgia per Milano e per tutto quello che aveva lasciato. Mentre Drogba giocava al posto suo, lui guardava i suoi ex compagni prendersi la rivincita col Liverpool ad Atene. Il Milan, dopo essere stato vittima, con Sheva in campo, della partita più affascinante e traumatica della storia della Champions, aveva la fortuna di rincontrare quella squadra in finale ancora una volta, e di batterla. La redenzione per Maldini e compagni è avvenuta, mentre per Shevchenko, che in quella notte incubo di Istanbul ha avuto la responsabilità per primo, sul 3 a 0, di sottovalutare l’avversario volendo segnare ad ogni costo, la sconfitta brucia ancora. Forte, perchè di quelle che non si dimenticano.

Anche il futuro non è troppo nitido. Andando a Londra, forse l’ucraino ha compromesso la sua presenza in una futura dirigenza del Milan, trattamento abbastanza abituale della società nei confronti dei suoi campioni. Bene che gli vada potrà fare l’osservatore di giovani talenti in patria. Ma dall’Ucraina, in un secolo di calcio, è venuto fuori un solo, meraviglioso e immenso, campione.

Pietro Bellantoni

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...