We can too! – Il salotto della politica ora è Youtube

obama21Non fosse avvenuta in America, l’elezione a presidente di Barack Obama potrebbe essere definita una rivoluzione. Ma gli Stati Uniti sono abituati a cambiar pelle di continuo, ogni volta che il momento storico lo richiede, pur rimanendo in un solco già tracciato. E questo è stato anche Obama: un cambiamento nella continuità, come è stato detto da più parti. Fisicamente ed etnicamente il presidente eletto rappresenta il nuovo, l’inedito, l’inimmaginabile fino a qualche anno fa, ma, a ben guardare, il suo programma politico, i suoi principi guida, i valori ai quali si richiama, traggono origine dalla più classica tradizione americana.

Eppure, se di semplice ma fondamentale cambiamento si tratta, l’elezione di Obama ha comunque sancito una rivoluzione non della politica ma del modo di farla. E questo stravolgimento del come, destinato ad evolversi nel tempo più che a riavvolgersi su se stesso, ha internet e i suoi strumenti come veicoli decisivi e, a questo punto, vincenti. La rete era lì, pronta e potente come un’onda in attesa del suo surfista. Obama l’ha cavalcata, favorito anche dalla giovane età e quindi da una diversa sensibilità in materia rispetto ad un McCain non aduso a queste forme di tecnologia.

I dati parlano chiaro. Su internet Barack batte 4 a 1 McCain. Basando l’analisi sugli “amici” conquistati nei frequentatissimi social network, Facebook e MySpace, il leader democratico ha avuto un numero di supporters di gran lunga superiore all’esponente dell’elefantino. Su Facebook, 2 milioni e 382 mila, contro i 620 mila di McCain; su MySpace 900 mila per Obama contro i 217 mila del veterano del Vietnam.

IL DOMINIO SU YOUTUBE

Ma è sul sito di video-sharing più famoso al mondo che Obama ha dato il meglio di sè, surclassando il vecchio avversario. Qui il suo canale ufficiale è stato visitato da più di 18 milioni di persone, contro i 2 milioni scarsi di McCain. Senza contare i filmati caricati autonomamente dai suoi sostenitori.

Pamela Anderson ha avuto meno click di Obama

Pamela Anderson ha avuto meno click di Obama

Cliccando “Obama” sul motore di ricerca interno saltano fuori più di trecentomila video. Per avere un’idea del traffico utenti su Youtube basti pensare che i filmati dedicati all’icona sessuale più famosa, Pamela Anderson, sono all’incirca 17 mila, mentre quelli per Johnny Depp sono più o meno 70 mila. Video divertenti, impegnati, seriosi, combattivi, ironici. Una valanga inclassificabile fatta di endorsement caserecci, di comparsate televisive, di fotomontaggi in cui appare come un supereroe destinato a cambiare il mondo o come un boxeur che manda al tappeto il “vero” eroe di guerra repubblicano. Famosissimi sono poi i video di ragazze siliconate e non dal fisico bombastico che dichiaravano apertamente il loro amore per il senatore nero.  

Tutta pubblicità autogenerata che si muoveva e si muove in rete, non esplicitamente richiesta per così dire, ma che ha accresciuto a dismisura il consenso attorno ad Obama, creando un movimento trasversale e internazionale di opinione. Una dinamica elettorale nuova, non editata dai palazzi del potere (col sistema broadcast, per fare un parallelo internettiano) ma animata dagli elettori stessi (podcast) che, in questo caso attraverso i filmati, hanno dato forza alle proprie opinioni e forma al loro impegno. Grazie a Youtube gli americani hanno potuto seguire i comizi di Obama in giro per i 50 stati, hanno familiarizzato sempre più con quel volto, quella voce. Con le sue idee. Quando un discorso li ha particolarmente attratti l’hanno segnalato ad amici, parenti, colleghi. Una rete incontrollabile. Formidabile. Un fenomeno cresciuto via via nel tempo che ha concorso alla trasformazione di un outsider in un candidato democratico, fino a farlo diventare il favorito e poi il vincitore della campagna presidenziale.

Parlare di rivoluzione non sarebbe corretto, gli Stati Uniti ne hanno avuta una, nel 1776, e da allora non se n’è più parlato. Ma Obama ha inaugurato un nuovo modo di far politica, negli States e nel mondo.

Pietro Bellantoni

I discorsi

Dayton, Ohio  Convention di Denver  Virginia  Philadelphia  Iowa  St. Louis  Florida

Video divertenti su Obama

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