E’ morto un grande scillese

Jo Bettina (a sinistra nella foto) è morto. Scilla deve essere più triste. Non era il sindaco, non era un assessore, non ha mai ricoperto alcuna carica, ma era un’istituzione. Nonchè un grande scillese. Viveva ai margini, ma svolgeva da sempre il ruolo di aggregatore sociale. Era un uomo solo, ma non c’è scillese che non sapesse chi era, che non conoscesse il suo passato (panificatore, parà della Folgore, emigrato negli Usa, Figlio dei Fiori), che non si sia fermato qualche minuto a parlare con lui. La sua vita è trascorsa tra le strade di Scilla, tra le sue vie, nella sua piazza.
Jo Bettina, alias Giuseppe Picone, ha creato l’istituto della parola: parlava, faceva solo questo, parlare. Piazza San Rocco era il luogo della sua missione, la sua mano tesa cercava un’altra mano, per stringerla, per tenerla qualche secondo. Se l’inutile frenesia degli uomini gli permetteva di esprimersi, attaccava a raccontare qualcosa, ti parlava del mondo, di come lo vedeva, ti diceva che nessuno è solo. Rincorreva la gente, a volte. Fermava le auto solo per salutare.
Senza saperlo, senza che ne avesse coscienza, il suo era uno sprono filosofico a considerare l’altro, tutto il suo essere si giustificava in questo rapporto. Diceva sempre di essere nato per parlare. E si parla sempre con qualcuno. Perché, forse, il senso dell’essere qui lo si può scorgere e inseguire solo in questa condivisione. Non imponeva verità, ma socraticamente domande, nel tentativo di diradare la coltre che avvolge il cielo degli uomini. Magari sprofondati nei loro pensieri, gli scillesi venivano costretti da questo piccolo uomo ad alzare gli occhi, a dare la mano, a sentire ciò che aveva da dire l’“altro”. Con la sua figura rappresentava la necessità del dialogo e della parola, dello scambio incessante di sensazioni fra gli uomini che calcano la stessa terra. Al fine di interrogare il senso dell’esistenza. L’interazione continua, era questa la sua missione.
Sarebbe un atto dovuto da parte del sindaco porre in quella piazza dove è vissuto, in cui ha donato l’esempio di una parola necessaria, una targa che lo ricordi. Sarebbe doveroso un necrologio in rappresentanza della popolazione tutta che esprimesse il senso di questa perdita. Giuseppe Picone, poeta e filosofo inconsapevole. Da oggi tutti gli scillesi sono un po’ più soli.
Pietro Bellantoni
18 gennaio 2008
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