L’inflazione va in freezer con i surgelati

foto09bigL’inflazione e la frenesia della vita moderna cambiano i gusti degli italiani a tavola. In una formula, alimenti freschi addio. E’ infatti una rivoluzione fredda quella che riguarda gli acquisti alimentari al supermarket, in un orientamento diventato quasi necessario verso il banco frigo dei surgelati.

A contribuire alla tendenza, il rincaro delle materie prime che sembra toccare solo marginalmente i prodotti da freezer.  A fronte di un’inflazione cresciuta  del 4,1% da luglio, i prezzi degli alimenti surgelati hanno conosciuto un aumento di due punti percentuali: non sono pochi, ma paragonati agli altri prodotti segnano un avvicinamento in termini di convenienza. In linea di massima il piatto pronto surgelato o il prodotto conservato a bassa temperatura è più caro rispetto agli altri cibi. Ma il trend sta rapidamente cambiando con prezzi meno soggetti al carovita e consumatori con poco tempo da dedicare alla cucina.

Sul fenomeno incide molto il fatto che gli alimenti freschi vanno a male rapidamente, contro un mantenimento anche a distanza di mesi della qualità del surgelato. Che si scarta e cuoce al momento, senza problemi di confezionamento con pellicole per la conservazione dei cibi che, nella maggior parte dei casi, non supera i 5 giorni.

Secondo i dati dell’Istituto Italiano Alimenti Surgelati (Iias) le vendite dei prodotti surgelati nel primo semestre 2008 hanno fatto registrare un andamento positivo di circa il 3,5%. Insomma, l’industria del surgelato inizia ad occupare buone fette del mercato alimentare, con i segmenti classici (ittico, vegetali, patate) che hanno ripreso a marciare con una buona incidenza. Al punto che in alcuni casi la domanda ha superato l’offerta.

In crescita soprattutto il segmento, relativamente giovane, dei piatti pronti, che vanno sempre più incontro alle esigenze del lavoratore del ventunesimo secolo. Prova ne sia che le principali aziende attive nel settore stanno concentrando gran parte dei loro investimenti nei cibi semplici e rapidi da preparare.

Secondo l’osservatorio Iias l’aumento dei single, uno stile di vita in rapida evoluzione e un ridotto potere d’acquisto saranno i parametri che orienteranno le aziende.

Non sempre però risparmio di tempo significa convenienza. Nonostante l’inflazione abbia inciso di meno, in media i prodotti pronti sono più cari rispetto a quelli freschi. Almeno per ora. Solo per fare alcuni esempi, mezzo chilo di melanzane surgelate costa circa 2,70 euro contro lo 0,99 al kg di quelle fresche. Lo stesso per le zucchine, 3,50 euro per un kg contro l’1,49 di quelle appena raccolte e i peperoni (7,40 euro al kg contro 1,89). Anche per il sugo alla bolognese (si, surgelano pure quello) la differenza è a sfavore del surgelato: 2,30 euro per 300 gr contro i 2,09 per 400 di quello confezionato e tenuto a temperatura ambiente.

Il congelato è invece conveniente quando si compra il pesce. Per 300 grammi di gamberi sgusciati, al banco frigo servono 5,69 euro contro i 7,00 in media richiesti dalle pescherie. Come per il merluzzo: 500 gr al market costano 5,29 euro contro gli 8,00 del fresco. La zuppa di pesce da mezzo chilo preparata dal pescivendolo si aggira sui 10/12 euro. Al banco frigo costa 6,79. La differenza di qualità fra le due categorie alimentari è scontata. Ma le grandi industrie del surgelato stanno pensando anche a questo, concentrando i loro investimenti soprattutto su tecnologie capaci di ridurre al minimo gli shock termici nella catena distributiva. Per gli esperti le cause maggiori che mettono a rischio la qualità dei prodotti da freezer.

Pietro Bellantoni

31 agosto 2008

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