Archivi del mese: febbraio 2009

La cartelletta della differenza

mentNon ho seguito con attenzione il debutto alla conduzione di Matrix di Alessio Vinci, nè le puntate successive. In una tappa del mio consueto zapping, però, ho avuto modo di vederlo all’opera, anche se solo per pochi minuti. Senza badare ai contenuti del dibattito in corso, una particolarità mi ha subito colpito. Alessio Vinci usa la cartelletta.  

Il suo predecessore le mani le usava per sorreggersi il mento o accompagnare le parole. “Mitraglia” era (ed è) capace di seguire un’intera scaletta a memoria e di parlare all’impronta e con competenza di qualsiasi argomento di rilevanza giornalistica, citando date, fatti e circostanze con una tempistica che mette in mostra memoria e vivacità intellettuale prodigiose.  

Ciò non toglie nulla al valore di Vinci, ma è contraddistintivo del talento di un professionista di cui Mediaset ha pensato bene di privarsi.

Pietro Bellantoni

Speciale Easy rider

Quello che trovate qui sotto è il servizio che ho realizzato insieme al mio amico e collega Mariano Tedesco, andato in onda su Iris (il nuovo canale del digitale terrestre di Mediaset) sabato 21 febbraio.

Gravitando attorno al film Easy rider, abbiamo cercato di riportare il contesto giovanile del tempo. Animato da un profondo desiderio di cambiamento e dall’esigenza di sperimentare nuove forme di esistenza, alternative al perbenismo e al conformismo su cui si era appiattita la società borghese. 

Il film è il pretesto per raccontare una evoluzione e un riadattamento (su due ruote) delle esperienze da nomadi inaugurate da Jack Kerouac e dalla beat generation. Al fondo di questo bisogno di andar via – che accomuna un’intera generazione, quella degli anni ’60 – sta il disagio verso un modello di vita stereotipato e moralista. 

 

Pietro Bellantoni

Il nulla e la verità al Maurizio Costanzo Show

27 giugno 1994. Colui che non è risponde (non rispondendo) a coloro che credono di essere:

Seconda parte

Terza parte

L’African National Congress rinnega Mandela

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Nell’immaginario collettivo, il Sudafrica è il volto vegliardo e paterno di Nelson Mandela. Fra qualche mese, a rappresentare la Nazione Arcobaleno potrebbe essere, invece, la faccia subdola e truce di Jacob Zuma, il nuovo e controverso leader dell’Anc.

Di etnia zulu, 66 anni, marito di cinque donne (una suicida dopo “24 anni di inferno”) e padre di 17 figli, Zuma è un politico populista e spregiudicato. 

Processato per corruzione, riciclaggio e stupro di una donna sieropositiva – da cui non ha contratto il virus, nonostante non si fosse munito di contraccettivi per sfogare la sua libidine – è stato assolto da quasi tutte le imputazioni grazie a sentenze discutibili e politicizzate. In più, sembra che la gran parte dell’elettorato nero, diviso in decine di etnie diverse, lo appoggi incondizionatamente, minacciando anche sollevazioni in caso di una sua condanna.

Zuma sfrutta questo consenso e ne abusa per infiammare con la sua crassa e rancorosa ignoranza gli istinti più intolleranti dei black people, puntando sulla ferita ancora aperta dell’odio di razza.

Se dovesse essere lui a vincere le presidenziali di aprile – come appare probabile – e ai suoi proclami seguisse una politica uniforme, il sogno di una società multietnica e pacificata, coltivato da Mandela, si ridurrebbe a una illusoria ed effimera parentesi.

Pietro Bellantoni

Cesareo e psiche

A distanza di 28 anni, mia madre porta ancora sotto l’ombelico i segni del parto. Allora il cesareo era una pratica chirurgica già abbastanza sicura, anche se piuttosto deturpante. Un problema oggi superato.

L’inchiesta di Margherita De Bac, pubblicata dal Corriere.it il 14 gennaio, mette in luce dati eloquenti su un fenomeno ormai in costante sviluppo. Sempre più donne, in sostanza, decidono di affidarsi a questo tipo di operazione. Quasi priva di rischi e meno dolorosa del parto naturale.

Ma davvero comporta solo vantaggi?

Gli psicanalisti insistono sul concetto di trauma come serie di tappe necessarie per una buona formazione psichica. Il parto è la prima decisiva rottura con la quale il bambino si confronta. Di conseguenza, la calma di una madre anestetizzata non produrrà gli stessi effetti delle sue urla di dolore.

Come tutte le teorie, però, anche questa è solo un’ipotesi facilmente falsificabile.

 Pietro Bellantoni