L’African National Congress rinnega Mandela

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Nell’immaginario collettivo, il Sudafrica è il volto vegliardo e paterno di Nelson Mandela. Fra qualche mese, a rappresentare la Nazione Arcobaleno potrebbe essere, invece, la faccia subdola e truce di Jacob Zuma, il nuovo e controverso leader dell’Anc.

Di etnia zulu, 66 anni, marito di cinque donne (una suicida dopo “24 anni di inferno”) e padre di 17 figli, Zuma è un politico populista e spregiudicato. 

Processato per corruzione, riciclaggio e stupro di una donna sieropositiva – da cui non ha contratto il virus, nonostante non si fosse munito di contraccettivi per sfogare la sua libidine – è stato assolto da quasi tutte le imputazioni grazie a sentenze discutibili e politicizzate. In più, sembra che la gran parte dell’elettorato nero, diviso in decine di etnie diverse, lo appoggi incondizionatamente, minacciando anche sollevazioni in caso di una sua condanna.

Zuma sfrutta questo consenso e ne abusa per infiammare con la sua crassa e rancorosa ignoranza gli istinti più intolleranti dei black people, puntando sulla ferita ancora aperta dell’odio di razza.

Se dovesse essere lui a vincere le presidenziali di aprile – come appare probabile – e ai suoi proclami seguisse una politica uniforme, il sogno di una società multietnica e pacificata, coltivato da Mandela, si ridurrebbe a una illusoria ed effimera parentesi.

Pietro Bellantoni

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Una risposta a “L’African National Congress rinnega Mandela

  1. Forse al Sudafrica servirebbe… un Obama bianco!
    Battute a parte, io credo che questa brutta storia dimostri ancora una volta come la democrazia non sia altr0 che un modo come un altro per consegnare un Paese al dittatore di turno se non è sostenuta da valori irrinunciabili tutti derivanti dalla libertà, dall’equità, dalla tolleranza; da limiti ai poteri pubblici ma anche dai cosiddetti “limiti di ordine pubblico o di buon costume” all’autonomia dei privati; da ragionevoli ed efficaci controlli da parte delle autorità giudiziarie e, soprattutto, dell’opinione pubblica, “guidata” da un’intellettualità seria e rigorosa.
    C’è da chiedersi se anche certi “eccessi di tolleranza” dell’epoca Mandela-Mbeki non abbiano contribuito a creare una società anarchica, scarsamente cosciente di ciò che la classe politica, i privati cittadini e la magistratura – nei rispettivi ambiti – possano o non possano permettersi, debbano o non debbano fare.
    Il consentire, ad esempio, la poligamia (immagino solo maschile) o il non punirla (il che è la stessa cosa) non suggerisce forse l’idea che “l’uomo forte” ha il diritto di decidere liberamente della vita e, in un certo senso, anche della morte, di svariate persone, svariate famiglie e – per questa via – dell’intera Nazione?
    E una società che non considera con ribrezzo la possibilità che il proprio aspirante capo sia stato uno stupratore non deve forse imparare ancora molto in termini di vita, dignità e libertà degli esseri umani, vale a dire le cose più importanti che esistano ed alle quali Mandela ha dedicato tutta la sua (grazie a Dio!) lunga vita?

    Giovanni Panuccio

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