In Piemonte i turisti scelgono la gola

Bottiglie di Barolo

Bottiglie di Barolo

Niente più cartoline nè gadget: oggi in Italia i souvenir più gettonati dai turisti sono i prodotti enogastronomici. E’ questo il dato che emerge dall’ultimo sondaggio della Coldiretti, secondo cui sei italiani su dieci rientrano dalle vacanze portando con sè generi alimentari tipici del luogo visitato, soprattutto vino, formaggi e salumi. E il Piemonte non si sottrae a questa nuova moda del turismo, con i vini in testa alle preferenze dei visitatori.

Il più apprezzato fra questi è il Barolo, il principe dei rossi, uno dei migliori biglietti da visita del made in italy nel mondo.  Seguono a ruota il Barbaresco, altro rosso delle Langhe, il Moscato e il Grignolino d’Asti e infine il Freisa. “Tutti vini – dicono alla Coldiretti – che hanno raggiunto grandi risultati anche grazie alla Docg, la denominazione di origine controllata e garantita, che lega indissolubilmente il prodotto al territorio”.

Sono poi le carni ad attirare fortemente questa nuova tipologia di turisti, soprattutto quelle ottenute dai bovini della razza Piemontese, fra le più pregiate al mondo, magre ma al tempo stesso particolarmente gustose.

Se per l’Italia la stima parla di un giro d’affari pari a cinque miliardi, i dati Coldiretti dicono che il turismo enogastronomico in Piemonte vale 600 milioni, il 10% circa dell’intero mercato. A far da traino sono anche i salumi, in particolare quelli dell’area cuneese. Su tutti, lardo e pancetta, con ottime vendite anche per il prosciutto crudo. Fra i formaggi è il Gorgonzola del novarese il più richiesto, seguito dal Bra e dal Raschera, tipico delle vallate al confine con la Liguria. Senza dimenticare il Castelmagno. 

Le pesche nettarine

Le pesche nettarine

Ed è forte anche il mercato della frutta, dove il prodotto più ricercato sono le particolari pesche “nettarine”. Ma va molto bene anche la vendita di mele e kiwi.

Svizzeri e francesi, tra gli stranieri, sono i turisti che più apprezzano le bontà dell’enogastronomia locale. “Gli svizzeri sono innamorati dei nostri vini e spendono molto – commentano alla Coldiretti -, più dei francesi per i quali i nostri prodotti sono più che altro un modello di paragone con i loro. Inoltre, da un paio d’anni è aumentata la presenza di giapponesi e inglesi”.

Pietro Bellantoni

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