Archivi del mese: ottobre 2009

Viaggio fra i finti duri delle due ruote

L’appuntamento è sempre allo stesso posto, al centro commerciale Le Gru. Quando arrivano, il frastuono delle marmitte, le borchie e gli sguardi truci di rito provocano sempre un misto di vitalità e inquietudine fra le tranquille famigliole venute a fare la spesa. Sono gli easy rider torinesi e questo è il loro punto di raccolta. Stivali d’ordinanza e jeans, sempre. Mettono le moto una accanto all’altra e le lasciano lì, a farle scrutare dalla curiosità divertita dei passanti. Alcuni le passano accuratamente in rassegna, come a una fiera: una diversa dall’altra, modificate in base ai gusti e allo stile di ogni centauro. Ovviamente, la simbologia classica fatta di teschi, croci celtiche e feticci sessuali deve essere presente in ogni custom che si rispetti. L’osanna “viva la gnocca”, poi, è appiccicato su quasi tutte le targhe. «Un tempo eravamo una cinquantina, davvero tanti – dice Giorgio, capelli lunghi raccolti in una coda e tatuaggi sugli avambracci -. Oggi la vecchia compagnia si è frammentata in altri piccoli sottogruppi. Ma tutti continuiamo ad andare in moto». Cavalca una Harley Davidson Nightrain color canna di fucile, sterzo larghissimo e marmitte assordanti. Di lavoro fa il panettiere, in corso Massimo D’Azeglio, e quando può accende il motore e salta in sella.

Il contesto dove si muovono questi epigoni della cultura on the road non sono le sterminate e desertiche highway americane, ma gli austeri e razionali corsi dell’antica capitale sabauda. Al loro passaggio, annunciato già a un chilometro dai rombi arroganti, la gente si volta, sorride, si dà di gomito. Anche la tradizionale diffidenza dei torinesi si scioglie di fronte agli harleysti di casa, che vengono salutati con naturalezza per lo più con la gestualità universale del pollice in alto. Loro rispondono sempre, pigiando i clacson dai quali fuoriescono i suoni più bizzarri e divertenti. «La gente si diverte quando ci vede. Portiamo buonumore. Una volta dei vigili hanno fermato due di noi, volevano multarli. Moltissima gente si è messa a sbraitargli contro dicendogli di lasciarli stare. Alla fine, niente multa».

Le tappe obbligate dell’itinerario cittadino sono quasi sempre la Gran Madre, la collina di Superga, il colle della Maddalena. Non mancano anche le puntate fuori porta, soprattutto nei weekend: al lago di Avigliana o a quello di Viverone, ma anche oltre confine, in Francia, a Saint Tropez e Menthon. Quando rimangono in città fanno cose normalissime, caffè o aperitivo, con un occhio sempre alla loro harley. Chiacchierano. L’argomento? Moto e sempre moto.

Chiunque può unirsi a loro, dato che non fanno capo a nessun gruppo, a nessuna sigla di bikers. Tempo fa a Torino c’erano i Brotherhood, adesso pare si siano sciolti. Alcuni hanno allora deciso di unirsi alla versione italiana degli Hells Angels, la banda americana di motociclisti-teppisti spesso salita agli onori della cronaca negli anni cinquanta e sessanta. «Noi non siamo mai stati in un gruppo. Farne parte è come stare nell’esercito, con delle gerarchie e dei doveri. Preferiamo salire in moto quando siamo liberi e compatibilmente con i nostri impegni» dice Enzo, tolto il casco, un artigiano. Difatti l’aria da duri è solo una maschera: non si drogano e bevono il giusto. Tantomeno si dedicano alla criminalità. La moto è per loro un hobby come un altro e non uno stile di vita. Hanno quasi tutti famiglia, e l’harley è il loro modo di passare il tempo libero. Soprattutto d’estate, con il bel tempo, quando scorrazzano lungo i viali torinesi scuotendo con le loro marmitte una città intorpidita dalla calura e svuotata dalle ferie.

Pietro Bellantoni

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“Scendo dal camion e salto in sella. E’ la mia vita”

Rocco Busceti, harleysta torinese

Rocco Busceti, harleysta torinese

Camminando per le strade torinesi può capitarvi di sentire il suono di un autobus in zone dove di solito non passano. Non preoccupatevi allora: potrebbe essere lui. Rocco Busceti, 35 anni, camionista per lavoro, harleysta tutto il resto del tempo. Quel clacson è la voce inconfondibile della sua Electra Glide nera, sempre tirata a lucido e in più dotata di un impianto stereo che manda alte schitarrate rock al suo passaggio.

Quanto tempo è che vai in moto?

Si può dire da sempre. Prima ne avevo una da cross. Poi c’è stato il primo custom,  e adesso questa. La moto è la mia passione ma anche la mia rovina: mi costa un sacco di soldi ogni mese, la modifico spesso».

Soldi ben spesi?

Sì, senza dubbio. Andare in moto è fantastico. Io non riesco a pensare ad altro. Appena scendo dal camion, faccio un giro di telefonate per vedere chi è libero. Poi metto il chiodo, gli stivali e accendo il motore. Vivo a Frossasco, da lì in mezz’ora sono in centro.

Quando vi vedono, come reagiscono i torinesi?

Benissimo. Siamo tutti molto goliardici e chiassosi. Soprattutto molto folcloristici, con tutti i nostri tatuaggi, le strane acconciature delle moto. La gente simpatizza con noi in modo naturale. In più, un certo effetto lo provochiamo anche sulle donne».

Spiegati meglio.

«Io sono un timido, diciamo che l’approccio non è il mio forte. La moto le incuriosisce, le affascina. E spesso sono loro a fare il primo passo. Così diventa tutto più semplice».

Adesso salta fuori che vai in moto per conquistare le donne.

«No, non è questo il motivo. Quello è semplicemente un piacevole valore aggiunto. Io ci vado perché in sella mi sento libero, spensierato. E’ il mio modo per scaricare tutte le tensioni, lavorative e non. E poi mi diverto insieme a tutti gli altri ragazzi. Facciamo tanto casino, sempre senza eccedere però».    

Pietro Bellantoni

Le escort torinesi e gli annunci sul web

Prostituzione e internet. Un binomio perfetto anche a Torino. Basta digitare “annunci Torino” su un qualsiasi motore di ricerca e subito la pagina web viene invasa da una miriade di post: massaggi «rilassanti», accompagnatrici «sensibili», escort di lusso, terapeuti disponibili esclusivamente per gay e bisex. In tutto, 258.000 risultati, la maggior parte dei quali offrono sesso a pagamento, per tutti i gusti. Non solo. Sono molte le offerte che propongono donne disposte a farsi sposare e metter su famiglia in città. Ragazze dell’est, in particolare russe di San Pietroburgo e ucraine. Su Annunci.it, accanto alla foto di un’avvenente ragazza bionda, appare il messaggio: «motivata a fare famiglia».

La rete offre di tutto, dalla coppia di scambisti «top class» in cerca di single o di coniugi, ai feticisti di alto profilo («dirigente torinese cerca donna a cui massaggiare i piedi»), dai gigolò «di bella presenza» alle massaggiatrici trans capaci «di soddisfare ogni richiesta». I siti di annunci sono innumerevoli: torino.annuncinetwork.com, kijiji.it, superba.it, annunci.cc, i più famosi. E soprattutto bakeca.it, la pagina con più traffico. Molti sono corredati da pubblicità per adulti. In tutti, a lato dei messaggi, appaiono foto di donne discinte in pose ammiccanti, con il volto rigorosamente coperto. E a giudicare dagli errori ortografici, la gran parte sono straniere. Se poi si cercano siti specializzati, l’elenco di escort torinesi è sterminato. Senza contare i blog. In uno, boysescort.com, un gigolò in slip accetta solo «donne e signore over 39». Su easyoasibymonica, una quarantenne di zona Francia-Tesoriera si offre «esclusivamente a uomini distinti e di alto livello».

Accanto ai post di escort e accompagnatori, però, si trovano anche annunci professionali di veri terapisti che propongono massaggi shiatsu, ayurvedici, estetici, decontratturanti e di riflessologia plantare, ma il sospetto che alla fine possa trattarsi pur sempre di prostituzione è difficile da superare. Spesso nella stessa pagina appaiono avvisi molto diversi fra loro e, per certi versi, sibillini: «Alessia massaggiatrice trans» e «massaggi solidali per l’Etiopia».

Pietro Bellantoni