Storia patria

Qualcuno un giorno dovrà raccontarmi perché, anche se lo so. Siamo al 149esimo, e tutte le istituzioni, il comitato nazionale e i vari esponenti politici sono pronti a celebrare come si deve un anniversario di morte, nefandezze, eccidi, stupri, di rozza invasione, di arroganza, di prevaricazione economicamente interessata e tronfia. Duemilaundici, un secolo e mezzo di falsità, di storia deviata e omessa. Il Risorgimento e la successiva unità d’Italia non sono storia patria, ma sono stati volutamente assunti come valori non sindacabili, impermeabili alle legittime revisioni storiche. E allora evviva l’Italia fatta col sangue dei briganti patrioti, delle brigantesse madri di famiglia, dei briganti bimbi e – non è mai troppo tardi – dei briganti anziani. Evviva la storia scritta dai vincitori, imboccata ai vinti e perpetrata come epopea di eroi puri, senza macchia, venuti a sollevare il meridione dalla sua presunta e secolare arretratezza.

Io so che tutto questo fluire sarebbe giunto ad un punto diverso oggi, se qualcuno non fosse intervenuto a piegare la curva del tempo, bloccando a suon di cannonate, roghi, furti e massacri il naturale percorso di un popolo. Con questo rimaniamo italiani, affezionati all’idea di nazione con la quale siamo cresciuti e alla quale sentiamo infine di appartenere. Il desiderio è solo di verità, così da farci capire chi eravamo e chi possiamo ancora essere.

Totì

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