Cronaca di un consiglio di guerra

Non ci sono dubbi: quello di ieri sarà ricordato come uno dei consigli comunali più lunghi e travagliati della storia di Scilla. Nove ore di battaglia politica senza esclusione di colpi, dalla quale, in maniera del tutto insospettabile in principio, è infine scaturito un armistizio confortante: una strategia comune per tentare di scongiurare la chiusura dell’ospedale “Scillesi d’America”.

E dire che fin dalle prime battute non si pensava affatto a un lieto fine. Perché a occupare integralmente la scena è stato un Pasqualino Ciccone in grande spolvero, pugnace e aggressivo come non mai. Ogni singolo punto, ogni paragrafo di ogni singolo ordine del giorno sono stati analizzati maniacalmente dal capogruppo dell’opposizione, che per tutta la durata del consesso ha messo in mostra il meglio del suo repertorio in fatto di strali, accuse, colpi di scena, boutade, invettive, sempre accompagnati però da una robusta capacità propositiva in fatto di contenuti. Nessuno della maggioranza è stato risparmiato. L’assessore alle Finanze, Ciccio Bova, è stato uno dei bersagli preferiti dal vulcanico consigliere d’opposizione.

L’acme dello scontro tra i due si è avuto in occasione della relazione di Bova sul bilancio preventivo comunale. “La situazione finanziaria si attesta su un sostanziale equilibrio”, afferma l’assessore, accendendo, di fatto, la miccia della bomba. Ciccone, infatti, prontamente coglie l’occasione per togliersi i sassolini dalla scarpa: “Allora non è vero che il Comune è in una situazione disperata, come avete affermato per mesi! Non è vero che avete trovato macerie finanziarie alle vostre spalle!”.

Di lì a poco Ciccone prende la parola per 2 ore consecutive, durante le quali dà una sua interpretazione sulla situazione della città senza mancare di pungolare continuamente i suoi avversari che, a volte attoniti, a volte lividi di rabbia, stanno lì ad aspettare la fine dell’intervento. Il consigliere di minoranza allora passa in rassegna gli ultimi tre mesi, fotografando una realtà a suo dire poco incoraggiante. Dal trenino (“Ottima idea, ma nessuno si è reso conto che a guidare c’era un solo autista, con grandi rischi per l’incolumità pubblica, e che di quei soldi il paese di Scilla non ha visto un centesimo”) alla presunta situazione debitoria del Comune, dal concorso di vigile urbano ai fuochi pirotecnici abusivi (“Mi è giunta voce che è proprio l’assessore Mollica a dare le autorizzazioni per gli spettacoli, contravvenendo alle disposizioni del sindaco”).

Quando finalmente Ciccone cede la parola, c’è spazio per un altro colpo di teatro, da parte di chi non t’aspetti (o forse sì): Mario Giordano. Il consigliere di maggioranza chiede di intervenire, ma il sindaco, nella smania di affrettare i lavori, tentenna. Altro scoppio d’ira, accompagnato da consistenti accuse nei confronti dei suoi alleati politici: “Non è possibile convocare un consiglio ogni tre mesi. Bisogna tenerli più spesso. In queste condizioni, è normale che poi la minoranza voglia sfogarsi”. Poi, rivolto a Ciccone: “Sei un uomo in gamba, puoi rappresentare il futuro di Scilla”. Ma Giordano non è altrettanto accomodante con la sua stessa maggioranza: “In tutta franchezza, neanch’io ho visto granchè in questi ultimi mesi. Scilla mi sembra sempre più nu iaddinaru. È necessario metterci a lavorare seriamente. Io apprezzo le proposte di Pasquale Ciccone, dal canto mio non lo considero affatto un oppositore”. Tra gli alleati l’imbarazzo è totale. L’isolamento di Giordano è sempre più evidente.

Dopo la sospensione, a prendere la parola è il vicesindaco Mimmo Mollica, che si smarca abilmente dalle accuse di Ciccone per poi esortarlo subito dopo alla calma istituzionale. Ma il capogruppo di minoranza ormai è un fiume in piena. La performance migliore la terrà buona per la discussione sull’ospedale. Principale imputato, Pasquale Caratozzolo. Il sindaco viene così accusato di essere stato troppo compiacente nei confronti del presidente Scopelliti, in occasione della conferenza stampa di due settimane fa: “Lei si è messo in una posizione supina di fronte al governatore. Non ha avuto un rapporto da parigrado, ma da subalterno”. “Piuttosto che stare seduto al suo stesso tavolo – ha continuato Ciccone – avrebbe dovuto stare dalla parte dei cittadini, e protestare insieme a noi per cercare di salvare l’ospedale”.

A un certo punto la situazione rischia anche di degenerare, quando, dopo un battibecco, l’assessore Santacroce si avvicina fisicamente a Ciccone con intenzioni chiaramente poco amichevoli. Tornata la calma, Ciccone si rivolge all’assessore Santo Perina: “In campagna elettorale hai detto che solo il galantuomo Caratozzolo avrebbe potuto salvare il presidio: abbiamo visto i risultati.Voglio proprio vedere se anche ora sarai capace di intervenire con la stessa veemenza che usasti contro l’amministrazione precedente”. Neanche a dirlo, queste bordate suscitano l’ira di Perina: “Lo confermo. Caratozzolo è un galantuomo. L’ospedale non è certo stato chiuso oggi, sta morendo già da troppo tempo”. Adesso tocca a Caratozzolo spiegare: “Io non sono stato in posizione supina, mi sto attivando per l’ospedale da molto tempo, da prima della campagna elettorale. Lo “Scillesi” sta a cuore a tutti, e ci attiveremo in ogni modo per non farlo chiudere”.

Finita qui? Niente affatto. Perché quando il consigliere Giuseppe Vita chiede lumi circa le strategie della maggioranza relative all’ospedale, il consiglio si trasforma in una fiera di proposte e di idee confuse. Insomma, di strategie univoche neanche l’ombra. Ciccone allora dice la sua: “Su un punto noi non intendiamo indietreggiare: bisogna mantenere attivi pronto soccorso e chirurgia d’emergenza, in modo da garantire un servizio fondamentale ai cittadini”. Dopo un’altra parentesi bellicosa tra il consigliere Cambareri e lo stesso Ciccone, si arriva alla quadra. La seduta viene sospesa per dar modo all’assemblea di redigere un documento comune da presentare al presidente della regione, al direttore generale dell’Asp e a tutti i sindaci del comprensorio. Questi i punti del documento: 1. Mantenimento della denominazione ospedaliera del presidio scillese. 2. Riattivazione del pronto soccorso Pet (punto emergenza territoriale). 3. Disponibilità a un’eventuale annessione al “Riuniti” di Reggio Calabria.
Insomma, una giornata campale che si è chiusa con una tregua altamente necessaria.

Pietro Bellantoni

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