Archivi categoria: Economia

Arena annuncia i dati della dismissione

Convocata a Palazzo San Giorgio la conferenza stampa sui dati relativi alla dismissione dei beni comunali. (Leggi qui).

Annunci

Comune Reggio, il terzo settore invoca i pagamenti

Situazione ormai esplosiva. Lo scorso 28 settembre il sindaco Arena aveva garantito il pagamento delle spettanze arretrate, che però non sono mai arrivate. (Leggi qui).

Il Pd: “Scopelliti e Arena si dimettano”

C’è preoccupazione tra i democrat dopo la relazione depositata dagli 007 del ministero dell’Economia. Il debito accertato ammonta a 170 milioni ma mancano le passività accumulate con Sorical, Acquereggine e quello dello swap sottoscritto da Palazzo San Giorgio. (Leggi qui).

La protesta dei lavoratori di Acquereggine

Civile protesta dei lavoratori esasperati. La gravissima crisi della società dovuta a 24 milioni di euro di spettanze non pagate dagli enti locali. (Leggi qui).

Acquereggine, la Fials attacca: “Macelleria sociale”

I Comuni devono alla società 24 milioni di euro (18 solo il comune di Reggio). Adesso Acquereggine è pronta a chiudere e a firmare i licenziamenti collettivi. (Leggi qui).

La grande finzione del made in Italy

La grande bufala del made in Italy sbarca in tavola: camion di vitelli provenienti dall’Irlanda senza certificati sanitari; cisterne di latte tedesco e lituano diretto verso grandi produttori italiani di formaggi Dop; mezzene prive di autorizzazioni alimentari; mozzarelle salentine che nel Salento non c’erano mai state.

Gli agricoltori e allevatori che un mese e mezzo fa protestavano sui valichi del Frejus hanno scoperto scenari preoccupanti per l’industria agroalimentare piemontese e nazionale. Sempre più spesso costretta a competere con prodotti stranieri di origine incerta e spacciati come made in Italy. «Le nostre esportazioni sono sottoposte a rigidi controlli – lamenta Francesco Carrù, presidente di Copagri Piemonte -, mentre da noi non ci sono seri controlli alle frontiere. E questo sta mettendo in seria difficoltà le aziende italiane».

Proprio per questo, anche la Coldiretti ha deciso di mobilitarsi, con presidi, manifestazioni e blitz nei supermercati, come forma di protesta a tutela dei prodotti nazionali, sempre più minacciati dalle importazioni straniere.

Il refrain scelto per quella che è già stata soprannominata «un’estate calda» sarà «via dagli scaffali il falso made in Italy». E’ Paolo Rovellotti, presidente di Coldiretti Piemonte, a spiegare il perché di queste iniziative: «Le nostre imprese sono sempre più minacciate. Vogliamo che ogni prodotto mostri bene in etichetta il luogo di origine e che l’Europa stabilisca regole uguali per tutti». A essere danneggiati da questa assenza di controlli sono i consumatori ma soprattutto le imprese agricole locali, già costrette a confrontarsi con prezzi europei pagando però costi nazionali, più alti che in altri paesi comunitari. Per questo, la Coldiretti chiede al ministero dell’Agricoltura di rendere noti gli elenchi delle industrie che importano materie prime dall’estero e poi le rivendono come prodotti italiani. Oltre alla richiesta di una legge che renda obbligatoria l’indicazione dell’origine dei prodotti.

I dati a disposizione di Coldiretti per il solo comparto lattiero-caseario parlano di 7 milioni e 500 mila quintali di latte importati ogni anno in Piemonte, a fronte di una produzione regionale di 8 milioni e 500 mila quintali. «Il flusso continuo di latte e derivati che si muove dalla Germania, dalla Francia e dalla Lituania deve essere reso pubblico, poiché ne va della trasparenza del rapporto fra mondo economico e consumatori», recita il comunicato Coldiretti. Problemi analoghi anche per altri settori, come quello ortofrutticolo, nel quale i prodotti esteri occupano una fetta di mercato pari al 28%, rispetto ai 4 milioni e 800 mila quintali di prodotti offerti dagli agricoltori piemontesi. Non va meglio nel settore carni, dove si riscontra un import che copre il 50% del fabbisogno regionale. E spesso il consumatore è del tutto ignaro di comprare straniero. Insomma, di prodotti italiani al 100% ce ne sono pochi sulla nostre tavole.

Cresce, nel frattempo, il malcontento dei produttori verso quello che Rovellotti definisce «un abuso nei confronti dell’agricoltura italiana». «Abbiamo bisogno dell’etichettatura di tutti i prodotti – ribadisce Bruno Rivarossa, direttore di Coldiretti Piemonte -: latte, formaggi, cereali, vino. Su quelli stranieri non possiamo dare nessuna garanzia e spesso non hanno i requisiti per definirsi “italiani”».

A questa concorrenza sleale si aggiungono poi i problemi legati agli scarsi controlli su tutta la filiera, che comportano prezzi cinque volte inferiori rispetto a quelli finali pagati dai consumatori. Ciò vale soprattutto per il latte: «Agli agricoltori vengono riconosciuti 20 centesimi a litro – continua Carrù -, a fronte dei 40 che spende. Poi però negli scaffali il prezzo arriva a 1.55 euro». Gli fa eco Riccardo Chiabrando, presidente di Coldiretti Torino: «La colpa è della grande distribuzione che strozzina l’agricoltore». 

Pietro Bellantoni

Pubblicato da Repubblica Torino

La crisi sta alla larga da City Life

Per un attimo si è pensato che la crisi economica e il delicato momento del citysettore immobiliare potessero ostacolare l’intero progetto. Invece, sembra che il cammino di City Life, il piano di riqualificazione del quartiere storico della Fiera Milano, proceda con il vento in poppa. La possibilità, paventata da molti, di un quartiere nuovo di zecca semideserto nel centro di Milano, con appartamenti vuoti e uffici sfitti, si è rivelata solo un’ipotesi sbagliata e pessimista. I lavori, iniziati nel 2007, procedono regolarmente e con tutta probabilità saranno ultimati prima dei tempi previsti per la consegna, fissata nel 2015. La società City Life (partecipata da Generali Properties, Gruppo Allianz, Immobiliare Lombarda e Lamaro Appalti) ha annunciato che fra 18-24 mesi sarà inaugurato il primo dei cinque lotti residenziali, quello progettato dall’architetto Zaha Hadid, già assegnato ai nuovi proprietari. Infatti, le prenotazioni di chi vuole acquistar casa o affittare uffici nel nuovo quartiere si accavallano da più di tre anni. Un successo, spiega Mario Breglia di Scenari Immobiliari, «dovuto soprattutto alla qualità degli edifici e al prezzo degli appartamenti, superiore solo del 10% rispetto a quelli del mercato di zona, dove si spendono 7.000 euro al metro quadro per avere delle case già usate».

Dunque, non solo City Life non sarà un investimento fallimentare ma, allo stato attuale delle cose, si pone come un modello imprenditoriale virtuoso in un contesto economico dove il settore immobiliare mostra tutte le sue difficoltà.   

I buoni risultati di City Life, infatti, stridono con gli ultimi dati del mercato milanese e nazionale. I prezzi delle case italiane sono in flessione, come confermano alcuni recenti studi che registrano un’erosione della valutazione al metro quadro tra il 4% (dati Tecnocasa) e il 6% (dati Gabetti). A Milano la percentuale di svalutazione arriva invece all’1,6%. Nonostante i prezzi più bassi, però, comprare casa è diventato più difficile. Il motivo, secondo l’ad di Immobiliare.it, Carlo Giordano, è semplice: «l’accesso al credito in forma di mutuo è stato drasticamente ridotto da parte delle banche, rendendo così difficile l’acquisto della casa ad ampie fasce di popolazione». Il risultato è che il tempo medio di vendita si è allungato notevolmente, passando da 4,3 a 6,2 mesi.

A ciò va ad aggiungersi anche un tasso di sfitto degli uffici salito dal 7,25% del 2008 al 19,75% nel solo capoluogo lombardo, mentre a livello nazionale il “vacancy rate” è aumentato di 2,3 punti percentuali nelle città, fino a un incremento del 5,3% nell’hinterland.

«Il primo trimestre del 2009 è stato negativo – continua Breglia – anche se comunque molto meno di quello che ci si poteva aspettare. Di sicuro il secondo migliorerà e alla fine l’anno si chiuderà positivamente rispetto al 2008». Ottimismo, dunque. Le difficoltà del mattone ci sono ma la crisi, secondo gli operatori del settore, è destinata a essere superata presto. Una crisi che, in barba a molte previsioni, non ha scalfito minimamente il progetto d’avanguardia di City Life.

Pietro Bellantoni