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La Germania tra la Grande Guerra e l’unità

Il prossimo 3 ottobre sarà un giorno di celebrazioni e scadenze storiche per la Germania. Nella sola giornata di domenica, la repubblica federale festeggerà il ventesimo anniversario della sua unificazione e salderà le ultime pendenze nei confronti dei vincitori della prima guerra mondiale. Dopo 92 anni, la Germania si ritrova infatti a pagare solo ora l’ultima rata del risarcimento nei confronti delle forze dell’Alleanza previsto dal Trattato di Versailles.

Si chiude così, almeno sul piano economico, una delle pagine più ingloriose e colme di conseguenze (l’ascesa al potere di Hitler e il secondo conflitto mondiale sono retaggi diretti del revanscismo dilagante dopo la sconfitta del ‘18) della storia tedesca. Nella finanziaria 2010, il governo guidato da Angela Merkel ha messo in bilancio 70 milioni di euro sotto la voce “Pagamento del debito estero, in base alla Convenzione sul debito di Londra”. In realtà, il pagamento dilatato per quasi un secolo trova una sua spiegazione nella parentesi della dittatura nazista, che proprio sulle macerie della Repubblica di Weimar aveva costruito il suo consenso e la sua forza, e a ripagare i danni causati dalle truppe del Kaiser non ci pensava proprio.

Al termine della seconda guerra mondiale, la Bundesrepublik aveva ripreso i pagamenti, versando oltre 1530 milioni di marchi, l’equivalente di 765 milioni di euro. Questo fino al 1953. Poi la Convenzione di Londra, tenendo conto delle perdite territoriali subìte dalla repubblica federale con la nascita della Repubblica Democratica Tedesca (Ddr), decise di rinviare il pagamento degli interessi sulle somme ancora dovute al momento in cui il Paese sarebbe stato riunificato. E proprio nel giorno in cui si celebrano i vent’anni della Germania unica, si salda l’oneroso debito per una guerra persa.

Un giorno di festa nazionale, questo 3 ottobre, in cui si ricorderà soprattutto una unificazione arrivata dopo 40 anni di lacerante divisione, durante i quali la Germania divenne il luogo simbolo della Guerra Fredda, il drammatico palcoscenico in cui maggiormente prese corpo lo scontro fra due maxipotenze e due visioni differenti del mondo. Fino a quel 3 ottobre 1990, giorno epocale che arrivò al termine di un processo partito con le manifestazioni di protesta contro il regime della Sed (Partito socialista unificato) nel settembre 1989. Seguirono poi le fughe in massa verso le ambasciate della repubblica federale a Praga e Varsavia. Fino all’annuncio storico, dal balcone dell’ambasciata tedesca in Cecoslovacchia, del ministro degli esteri Hans Dietrich Genscher ai fuoriusciti ammassati nella sede diplomatica che la via dell’espatrio era aperta. Un annuncio arrivato subito dopo un accordo tra Unione Sovietica, Repubblica Federale Tedesca, Repubblica Democratica Tedesca e Cecoslovacchia a margine di una assemblea Onu. Erano le prime picconate simboliche al muro di Berlino, che cadde definitivamente il 9 novembre 1989, con l’apertura dei passaggi di frontiera con Berlino Ovest. Ad imprimere una accelerazione al processo, fu Mikhail Gorbaciov, che il 10 febbraio 1990, a Mosca, nel corso di un incontro con il cancelliere Helmut Kohl, annunciò che l’Urss non si sarebbe opposta alla riunificazione delle Germania. La Ddr scompare ufficialmente il 3 ottobre, una data storica di unità nazionale e di liberazione da opprimenti pesi del passato.

Pietro Bellantoni

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