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Report perugini – La sintesi del Festival

Leggi il commento sulla terza edizione del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia.

Report perugini – La IV giornata

Il commento della quarta giornata del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia.

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Report perugini – La III giornata

Il commento della terza giornata del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia.

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Report perugini – La II giornata

Il commento della seconda giornata del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia, con un intervento di Riccardo Staglianò, giornalista de La Repubblica.

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L’inflazione va in freezer con i surgelati

foto09bigL’inflazione e la frenesia della vita moderna cambiano i gusti degli italiani a tavola. In una formula, alimenti freschi addio. E’ infatti una rivoluzione fredda quella che riguarda gli acquisti alimentari al supermarket, in un orientamento diventato quasi necessario verso il banco frigo dei surgelati.

A contribuire alla tendenza, il rincaro delle materie prime che sembra toccare solo marginalmente i prodotti da freezer.  A fronte di un’inflazione cresciuta  del 4,1% da luglio, i prezzi degli alimenti surgelati hanno conosciuto un aumento di due punti percentuali: non sono pochi, ma paragonati agli altri prodotti segnano un avvicinamento in termini di convenienza. In linea di massima il piatto pronto surgelato o il prodotto conservato a bassa temperatura è più caro rispetto agli altri cibi. Ma il trend sta rapidamente cambiando con prezzi meno soggetti al carovita e consumatori con poco tempo da dedicare alla cucina.

Sul fenomeno incide molto il fatto che gli alimenti freschi vanno a male rapidamente, contro un mantenimento anche a distanza di mesi della qualità del surgelato. Che si scarta e cuoce al momento, senza problemi di confezionamento con pellicole per la conservazione dei cibi che, nella maggior parte dei casi, non supera i 5 giorni.

Secondo i dati dell’Istituto Italiano Alimenti Surgelati (Iias) le vendite dei prodotti surgelati nel primo semestre 2008 hanno fatto registrare un andamento positivo di circa il 3,5%. Insomma, l’industria del surgelato inizia ad occupare buone fette del mercato alimentare, con i segmenti classici (ittico, vegetali, patate) che hanno ripreso a marciare con una buona incidenza. Al punto che in alcuni casi la domanda ha superato l’offerta.

In crescita soprattutto il segmento, relativamente giovane, dei piatti pronti, che vanno sempre più incontro alle esigenze del lavoratore del ventunesimo secolo. Prova ne sia che le principali aziende attive nel settore stanno concentrando gran parte dei loro investimenti nei cibi semplici e rapidi da preparare.

Secondo l’osservatorio Iias l’aumento dei single, uno stile di vita in rapida evoluzione e un ridotto potere d’acquisto saranno i parametri che orienteranno le aziende.

Non sempre però risparmio di tempo significa convenienza. Nonostante l’inflazione abbia inciso di meno, in media i prodotti pronti sono più cari rispetto a quelli freschi. Almeno per ora. Solo per fare alcuni esempi, mezzo chilo di melanzane surgelate costa circa 2,70 euro contro lo 0,99 al kg di quelle fresche. Lo stesso per le zucchine, 3,50 euro per un kg contro l’1,49 di quelle appena raccolte e i peperoni (7,40 euro al kg contro 1,89). Anche per il sugo alla bolognese (si, surgelano pure quello) la differenza è a sfavore del surgelato: 2,30 euro per 300 gr contro i 2,09 per 400 di quello confezionato e tenuto a temperatura ambiente.

Il congelato è invece conveniente quando si compra il pesce. Per 300 grammi di gamberi sgusciati, al banco frigo servono 5,69 euro contro i 7,00 in media richiesti dalle pescherie. Come per il merluzzo: 500 gr al market costano 5,29 euro contro gli 8,00 del fresco. La zuppa di pesce da mezzo chilo preparata dal pescivendolo si aggira sui 10/12 euro. Al banco frigo costa 6,79. La differenza di qualità fra le due categorie alimentari è scontata. Ma le grandi industrie del surgelato stanno pensando anche a questo, concentrando i loro investimenti soprattutto su tecnologie capaci di ridurre al minimo gli shock termici nella catena distributiva. Per gli esperti le cause maggiori che mettono a rischio la qualità dei prodotti da freezer.

Pietro Bellantoni

31 agosto 2008

L’arrocco della Continental

E’ guerra aperta fra la tedesca Continental e Schaeffler Group, il gruppo bavarese specializzato nella produzione di cuscinetti a sfera che martedì ha presentato un’offerta di 11,2 miliardi di euro per l’acquisto del colosso dei pneumatici. Continental ha detto seccamente di no, giudicando l’Opa inadeguata rispetto al valore del gruppo. Schaeffler ha incassato il rifiuto ma è decisa a portare avanti l’attacco.

Ad alzare i toni della contesa ci ha pensato il numero uno di Continental, Manfred Wennemer, che ha parlato di un comportamento “egoistico e irresponsabile” di Schaeffler, per fatturato tre volte più piccola di Continental. Se l’acquisizione dovesse andare in porto, secondo Wennemer, “la società verrebbe spezzettata e la divisione pneumatici venduta”, senza nessun vantaggio per Continental.

L’ad di Schaeffler, Juergen Geisseinger, ha assicurato che nei suoi piani non c’è lo spezzatino e che Continental continuerà ad essere quotata in Borsa e ad avere sede ad Hannover.

Martedì era trapelato che il gruppo Schaeffler era arrivato a controllare direttamente e tramite delle opzioni il 36% di Continental. La società non aveva dichiarato la sua quota in Continental, assicurandosi in modo diretto solo il 2,97% (dal 3% scatta l’obbligo di dichiarare l’operazione) e avviando degli strumenti finanziari per comprare un ulteriore 4,95%. Per conto di Schaeffler, inoltre, diverse banche si sono assicurate il 28% di Continental.

Insomma, Schaeffler detiene una quota che le garantirebbe la maggioranza nell’assemblea degli azionisti. Una scoperta questa che ha portato Wennemer a tuonare contro i mezzi usati da Schaeffler, secondo lui in aperta violazione delle regole informative vigenti in Germania. Toni che non sono piaciuti a Schaeffler, che critica “lo stile dello scontro scelto” da Wennemer.

Subito dopo il rifiuto Continental è passata al contrattacco. Secondo indiscrezioni starebbe preparando un aumento di capitale per resistere alla scalata. L’obiettivo è proprio quello di diluire il peso azionario di Schaeffler. Che non ha intenzione di aumentare l’offerta di 69,37 euro per azione, nonostante il titolo Continental abbia chiuso martedì a 73,42 euro, rilanciato proprio dalla notizia dell’Opa. 

Secondo alcuni analisti Schaeffler avrebbe fatto un’offerta intenzionalmente bassa, affinchè fosse respinta. Ora, infatti, il gruppo ha la possibilità di acquisire altre azioni senza essere costretto a presentarne una nuova.

Non è la prima volta che Continental finisce nelle mire di un grande gruppo. Già nel 1990 ci aveva provato – senza successo – Pirelli.

L’impressione è che la guerra tedesca farà echeggiare il tintinnar di spade ancora a lungo.

Pietro Bellantoni

17 luglio 2008

Fisco, gli italiani azzeccano sempre l’errore giusto

Gli italiani sono allergici alle tasse. E’ quello che emerge da uno studio di Giulio Zanella dell’Università di Siena e di Roberto Galbiati dell’Università Bocconi. La ricerca ha analizzato un database di 80 mila italiani scoprendo che i tre quarti del campione hanno fornito, intenzionalmente o meno, dati sbagliati al Fisco per l’accertamento delle tasse da versare. Mentre quando a dover essere dichiarati erano i crediti che lo Stato deve al cittadino il 90% ha comunicato con esattezza gli importi.
L’evasione fiscale ha anche un movente psicologico. A determinarla non sarebbe soltanto la spinta a darla in barba allo Stato non corrispondendo all’erario il dovuto, ma avrebbe una certa responsabilità anche il cosiddetto fenomeno del “moltiplicatore sociale”.
Sarebbe la società e lo spirito di emulazione che comporta a generare gli evasori. La tesi dei due studiosi, presentata nel corso del congresso Eea-Esem in corso alla Bocconi, sostiene che il “moltiplicatore sociale”, dovuto all’emulazione, è la causa della diffusione rapida dell’evasione fiscale ma, tuttavia, è al tempo stesso un rimedio efficace contro la malattia.
“Abbiamo analizzato il fenomeno attraverso la lente del moltiplicatore sociale – spiega Galbiati – chiarendo con un modello matematico quanto l’evasione da parte dei singoli cittadini sia legata a un comportamento di emulazione nei confronti dei vicini che la praticano”.
Malgrado ciò, se il “lo fai tu allora lo faccio anch’io” allarga a macchia d’olio il problema, il fallimento del dolo da parte di un singolo comporta l’effetto boomerang di un ritorno alla legalità dei più. “Se l’evasione viene scoperta – spiegano i ricercatori – oltre al singolo individuo anche altre persone avranno un maggiore timore di essere scoperte e quindi si otterrà un rapido effetto traino”.
Tutto a beneficio dello Stato. Lo studio evidenzia infatti come, per ogni euro speso contro l’evasione fiscale, se ne recuperano in media 2,3. Dunque, l’aumento delle risorse di controllo antievasione dell’ultimo governo Prodi, secondo Galbiati, avrebbe dato un giro di vite decisivo al fenomeno.
Per Galbiati e Zanella, l’evasione è una forma di investimento: “è razionale non pagare le tasse se ci si aspetta che anche altre persone portino a frutto senza danni lo stesso tipo di operazione”. Il cittadino immagina che più evasione significa maggiori controlli, ma pensa che questo comporti anche più difficoltà nello scovare le singole persone che compiono il reato.
Ma smascheratane una l’effetto sarà contrario e doppio.
Pietro Bellantoni
30 agosto 2008