Archivi categoria: Sport e considerazioni

Ibra, primi gol con il Diavolo e offese a Sacchi

Scintille tra Zlatan Ibrahimovic e Arrigo Sacchi durante la trasmissione tv di Mediaset Premium. La partita di Champions League tra Milan e Auxerre è finita da poco con una vittoria per 2-0 dei rossoneri, decisa dalla doppietta dello svedese al suo esordio in Europa con la maglia del Diavolo. Smessi scarpini e divisa, Ibra si concede ai microfoni del programma, condotto in studio da Marco Foroni, affiancato dal commento tecnico di Arrigo Sacchi e Maurizio Pistocchi. Stanno per partire i soliti elogi post-gara, quando l’attaccante spiazza tutti con delle prodezze dialettiche migliori di quelle messe in campo pochi minuti prima: “Sacchi sembra geloso, parla troppo, deve farlo meno in televisione”. In studio l’imbarazzo è evidente. “Dico solo quello che penso, con correttezza ed educazione, senza offendere nessuno”, prova a ribattere l’ex tecnico milanista. Ma Ibra sembra voler consumare a tutti i costi una vendetta mediatica covata da tempo: “E’ dai tempi di Barcellona che parla troppo”, risponde a Foroni che prova a placarlo. E poi ancora rivolto a Sacchi: “Se vuoi qualcosa vieni da me, non parlare in televisione. Io faccio il mio gioco, se non ti piace puoi anche non guardare”. L’ex ct prova a spiegarsi, “Non mi devi spiegare nulla”, lo incalza Ibra. A quel punto anche Sacchi rinuncia alle spiegazioni e dà al neo acquisto del Milan un consiglio: “Impara l’educazione”.

Il commento

Tra i due gol di Ibra e le due Champions di Sacchi, ogni tifoso milanista memore del glorioso passato non può non parteggiare per Arrig. Dopo aver urtato la sensibilità dei tifosi juventini, interisti e poi di quelli blaugrana, adesso lo svedese offende una tra le maggiori leggende della storia del  Milan, la sua nuova squadra. Fenomenologia di un mercenario stupendo, umanamente un degno seguace di Raiola.

Pietro Bellantoni

Tesser e il suo Novara dei miracoli

Il precampionato del Novara non poteva andare meglio. Dopo aver battuto il Pescina al primo turno e il Modena al secondo, venerdì a cadere sotto i colpi della squadra allenata da Attilio Tesser è stato il Parma neopromosso in serie A, sconfitto 2 a 1 al Tardini. Il Novara non batteva una squadra della massima serie dagli anni 50.
Allora Tesser, si aspettava questa vittoria?
“No, non me l’aspettavo. Per noi è stata una piacevole sorpresa. La bella partita che abbiamo giocato ci dà convinzione e fiducia per il campionato. Adesso però dobbiamo metterla via, perchè domenica dovremo essere concentrati al massimo per affrontare il Figline”.
Avete fatto una preparazione specifica per battere il Parma?
“Assolutamente no. Ci siamo invece preparati solo per il nostro campionato, che è lungo e molto impegnativo. Anzi, abbiamo affrontato il Parma in un momento di forma non del tutto ottimale, dopo un’estate di lavoro atletico durissimo”.
Dove può arrivare questo Novara?

“Il nostro obiettivo sono i playoff. Ma quello che ci sta a cuore è innanzitutto essere competitivi. Questa è una squadra giovane, che ha 15 giocatori nuovi su 22. Dobbiamo lavorare e cercare di dare sempre il massimo”

Pietro Bellantoni

Pubblicato da Repubblica Torino

Delusione Rigaudo, solo nona nella marcia

Fabio Cerutti

Fabio Cerutti

E’ finita nel peggiore dei modi l’avventura di Elisa Rigaudo ai mondiali di atletica di Berlino. L’atleta cuneese, già medaglia di bronzo alle scorse Olimpiadi di Pechino, si è classificata al nono posto nella marcia 20 km di ieri, vinta dalla russa Olga Kaniskina. All’arrivo, la Rigaudo ha accusato anche un lieve malore, dovuto alla fatica di una gara compromessa fin da subito dai crampi e dal caldo eccessivo. “Al chilometro numero 12 avevo già finito la benzina – ha commentato la marciatrice -, per me il nemico numero uno è sempre stato il caldo. Mi dispiace soprattutto per i sacrifici fatti in questi 10 mesi: 5.200 chilometri in allenamento, mai uscita la sera, mio marito sempre al fianco per sostenermi in ogni rinuncia. Mi cade il mondo addosso”.

Sono stati costretti a digerire bocconi amari anche gli altri due piemontesi in gara a Berlino: Fabio Cerutti ed Elena Romagnolo. Sabato il centrometrista torinese, dopo una buona qualificazione ai quarti, si è dovuto arrendere agli avversari della sua frazione, nella quale correva pure uno dei favoriti per la vittoria finale, Tyson Gay. Eliminata anche Elena Romagnolo, la primatista italiana dei 3000 siepi. Dopo un buon inizio, al secondo chilometro la biellese ha cominciato a rallentare, chiudendo poi in ultima posizione nella batteria dominata dalla campionessa olimpica Gulnara Galkina.

Pietro Bellantoni

Pubblicato da Repubblica Torino

Una pattuglia piemontese all’assalto di Berlino

Elisa Rigaudo

Elisa Rigaudo

Usain Bolt e Tyson Gay sono mostri irraggiungibili, alieni travestiti da velocisti. La medaglia d’oro nei cento metri ai mondiali di atletica di Berlino è dunque una cosa a due. Ma accanto a loro, ansioso di giocarsi le sue carte dopo lo sparo dello starter, ci sarà un campione umano, un torinese per l’esattezza, Fabio Cerutti. L’atleta di Borgaretto, coetaneo ed ex rivale nelle giovanili del grande assente dei mondiali, Andrew Howe, si presenta in Germania con il titolo di vicecampione continentale nei 60 metri piani, ottenuto agli scorsi campionati europei indoor di Torino, con il tempo di 6’55”. Nei cento metri, la gara degli uomini-jet, l’obiettivo è abbassare quel 10’15” che quest’anno è stato il suo miglior tempo, a soli due centesimi dal record personale.

Cerutti non è però l’unico atleta piemontese in gara a Berlino. A tenere alto il vessillo sabaudo ci saranno anche due donne, la cuneese Elisa Rigaudo ed Elena Romagnolo, di Borgosesia. Sarà proprio quest’ultima oggi ad aprire le danze, nelle batterie dei 3000 siepi. Alle ultime Olimpiadi, la biellese cresciuta nel gruppo sportivo Ermenegildo Zegna di Trivero (all’epoca denominato Dopolavoro aziendale) ha ritoccato il record italiano della disciplina (9’27”), classificandosi all’undicesimo posto nella finale. Sono quindi giustificate le aspettative che si concentrano su di lei.

Mentre domani nella marcia 20 km toccherà alla Rigaudo tener fede a un pronostico che la inserisce tra le protagoniste indiscusse della competizione. La marciatrice 29enne delle Fiamme Gialle, già bronzo a Pechino, è data in grande forma dal suo ct Sandro Damilano, anche se sulla sua strada troverà le atlete che l’hanno preceduta sul podio proprio ai Giochi cinesi: la russa Olga Kaniskina e la norvegese Kyersti Platzer.

Pietro Bellantoni

Pubblicato da Repubblica Torino

“Questa Juve è come quella di Capello”

David Trezeguet

David Trezeguet

“Questa Juve è come quella di Capello, sento che c’è lo stesso entusiasmo, la stessa voglia di vincere”. Lo sguardo di David Trezeguet è quello di un tempo, nel suo volto si scorge una nuova determinazione, l’orgoglio di fare ancora parte di una squadra in cui ha consacrato dieci anni di carriera. Si percepisce la voglia di voltare pagina, dopo una stagione, quella passata, travagliata da infortuni e dissidi con Ranieri. “Ho intenzione di tornare protagonista, voglio fare la storia di questa squadra”. Il riferimento è a quei sei gol che gli mancano per raggiungere Omar Sivori, l’attaccante straniero più prolifico nella storia della Juventus. “Ma – scherza – mi dicono che in realtà Sivori non fosse straniero”.

Sembra che tutto sia cambiato nell’atteggiamento del francese nei confronti della Vecchia Signora. “Ciro Ferrara è stato fondamentale per la mia decisione di restare alla Juve. Ha usato poche parole, ma chiare e dirette, come piace a me”. Parole che lo hanno spinto a rifiutare la corte serrata del Milan, insieme all’Inter l’avversario stasera nella Tim Cup di Pescara. “L’interessamento di un club come il Milan non può che far piacere. Ma dopo dieci anni passati alla Juve, una squadra a cui devo tutto, sarebbe stata una mancanza di rispetto imperdonabile andare in una diretta concorrente”.

Oltre alla gratitudine, però, è stato soprattutto il progetto a convincere quello che John Elkaan ha definito il miglior colpo di mercato della Juventus: “Abbiamo finalmente una squadra in grado di dire la sua in tutte le grandi competizioni. Giocatori come Cannavaro, Melo e Diego ci faranno fare il salto di qualità, dopo due anni senza vittorie”.

E di fronte ai paragoni con l’Inter, perfino uno schietto come lui usa cautela: “La sconfitta con la Lazio non deve ingannare, l’Inter è ancora la squadra da battere. Anche se quella partita ha dimostrato che i nerazzurri sono vulnerabili”. Se l’Inter è lo spauracchio con cui bisogna fare i conti in campionato, in Europa i nomi da brivido sono sempre gli stessi: Real, Manchester, Barcellona. “Inutile dire che la Juve non ha gli stessi mezzi di queste squadre. La chiave sta nello sfruttare le nostre caratteristiche. La sconfitta col Villarreal ci ha dimostrato che nonostante si stia lavorando bene c’è ancora molto da fare per ottenere soddisfazioni in Champions”.

Per il momento lo spirito è quello giusto, la rosa è competitiva e al timone scalpita un giovane allenatore. Sarà il Guardiola italiano? Trezeguet non ha dubbi: “Ha tutto quello che serve, conosce l’ambiente ed è cresciuto alla scuola di Lippi. Poi, ovviamente, anche per lui conteranno i risultati”. Il francese farà di tutto per aiutare con i suoi gol Ferrara e anche se stesso che, malgrado abbia di fronte uno scoglio di nome Domenech, non rinuncia al sogno mondiale. “E’ normale che ci pensi. Questa potrebbe essere la mia ultima occasione”. Ma la strada che porta in Sudafrica passa irrimediabilmente per la Juve, l’amore ritrovato.

Pietro Bellantoni

Pubblicato da Repubblica Torino

Shevchenko, la luce è andata via

Avvolto nella nebbia

Avvolto nella nebbia

E’ una dolce nostalgia quella che provano tutti i milanisti che hanno amato, e forse amano ancora, Andriy Shevchenko.  Vederlo in campo con quella maglia, in quello stadio e con quel numero (il 76!) non dà più le emozioni di solo tre anni fa. La colpa non è negli occhi di chi guarda. E’ in lui che qualcosa è cambiato.

Corre, per carità. Sembra in ottima forma. Ma quell’aura magica è sparita. Quella luce che ha accompagnato ognuno dei suoi 176 gol con i rossoneri, non c’è più. Inutile sperarci, forse il pallone d’oro che ha emozionato tutto un continente calcistico col rigore di Manchester, è stato e non potrà più essere. E non si tratta dell’età ( ha solo 32 anni) come da molte parti si sente. La causa è forse da ricercarsi in un suo stato dell’anima. Corre e sembra rancoroso; la Ferrari che superava le Ritmo furiose adesso si incarta in dribbling testardi; guarda il suo numero, il 7 (che se fosse rimasto sarebbe forse stato ritirato come quello di Baresi), sulla schiena di uno sbarbatello di talento e si concentra sul rimpianto più che sui gol. 

A determinare una metamorfosi del genere concorrono tanti fattori, ma il dubbio che la causa principale sia da ricercarsi nella sua esperienza al Chelsea è forte. E’ partito da Milano come uno dei più forti attaccanti dell’ultimo decennio, e appena sbarcato a Heathrow è diventato un brocco. Panchine su panchine ne hanno offuscato il mito e l’autostima, accrescendo la nostalgia per Milano e per tutto quello che aveva lasciato. Mentre Drogba giocava al posto suo, lui guardava i suoi ex compagni prendersi la rivincita col Liverpool ad Atene. Il Milan, dopo essere stato vittima, con Sheva in campo, della partita più affascinante e traumatica della storia della Champions, aveva la fortuna di rincontrare quella squadra in finale ancora una volta, e di batterla. La redenzione per Maldini e compagni è avvenuta, mentre per Shevchenko, che in quella notte incubo di Istanbul ha avuto la responsabilità per primo, sul 3 a 0, di sottovalutare l’avversario volendo segnare ad ogni costo, la sconfitta brucia ancora. Forte, perchè di quelle che non si dimenticano.

Anche il futuro non è troppo nitido. Andando a Londra, forse l’ucraino ha compromesso la sua presenza in una futura dirigenza del Milan, trattamento abbastanza abituale della società nei confronti dei suoi campioni. Bene che gli vada potrà fare l’osservatore di giovani talenti in patria. Ma dall’Ucraina, in un secolo di calcio, è venuto fuori un solo, meraviglioso e immenso, campione.

Pietro Bellantoni